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Lo dirà Monti? Lo chiederanno i giornalisti? Lo pretenderà la politica?

Tra pochi minuti parte la conferenza stampa del nostro Presidente del Consiglio.

E’ un momento importante per il nostro Quarto e Quinto Potere per fare il loro dovere, dare informazione ai cittadini, sfruttando appieno il diritto costituzionale specificato dall’art. 21:

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio  pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo  di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Eppure in questi giorni un muro di gomma ha sbarrato la strada anche a quei giornalisti che volevano conoscere cosa sta avvenendo per quanto riguarda la bozza e gli emendamenti italiani al Trattato europeo che (pare) chiedano all’Italia – in più del pareggio di bilancio – una riduzione ogni anno di 50 miliardi del debito pubblico per i prossimi 20 anni. Un muro di gomma è censura o no? Credo di sì.

Michele Arnese, valente giornalista,  riporta su Italia Oggi di oggi un importante appello al Presidente Monti di sciogliere OGGI in conferenza stampa l’assurda cortina fumogena di questi giorni. Riporto il testo:

Caro presidente Mario Monti,

vorrei tanto che oggi in conferenza stampa informasse gli italiani, e magari anche noi giornalisti, lo stato dell’arte sul Patto fiscale a livello europeo sottoscritto il 9 dicembre scorso e che sarà approvato entro marzo in maniera definitiva.

Il Patto prevede tra l’altro il pareggio o l’avanzo di bilancio nelle Costituzioni, riforme strutturali per abbattere i disavanzi eccessivi, sanzioni rafforzate per chi non rispetta i vincoli sui deficit e regole sul debito pubblico.

Certo, il testo è noto ed è sul sito del Consiglio europeo, ma sul testo sono in corso discussioni con la partecipazione di rappresentanti governativi e dell’Europarlamento.

Eppure qualche domanda sorge spontanea.

Prima di Natale l’economista Gustavo Piga sul suo sito si è chiesto: è vero che i governi nazionali possono proporre emendamenti o suggerimenti di modifiche all’accordo?

Le nebbie comunicative in cui è avvolto il tecnogoverno sono tali che le risposte a questo interrogativo non arrivano, seppure sollecitate.

Le ha diradate un po’ due giorni fa l’ex premier Giuliano Amato in un suo editoriale.

In un paio di righe, Amato ha fatto intendere che gli esecutivi possono avanzare richieste, e Amato dice implicitamente che il governo italiano non può condividere tutto il nuovo patto eurofiscale.

Inoltre da giorni alcuni giornalisti chiedono lumi su tutti questi aspetti all’esecutivo italiano, ma le risposte tardano o sono evasive, nonostante la buona volontà dei comunicatori.

Si arriva così all’economista Stefano Fassina, ex Fmi, ora responsabile economia del Pd, che ieri al quotidiano La Stampa ha detto: «Entro il 29 dicembre il governo presenterà gli emendamenti alla bozza di trattato intergovernativo del 9 dicembre scorso. Per come verrà confezionato, potrà portare alla correzione di rotta o no».

Ricapitolando. I governi possono chiedere correzioni al Patto, ma l’esecutivo italiano non ne parla e nessuno dice, tranne Fassina, che entro oggi l’esecutivo può presentare emendamenti in un tavolo europeo che è in corso.

Domanda: gli italiani possono sapere di più di quello che pensa il governo? Ma la questione delle questioni è un’altra. Nell’accordo del 9 dicembre si menziona in due righe la regola secondo cui i paesi con un rapporto fra debito pubblico e pil superiore al 60 per cento dovranno impegnarsi a ridurlo ogni anno per 1/20 della distanza dal valore di riferimento. Traduzione: l’Italia oggi è al 120 per cento, del 60 per cento superiore al valore di riferimento del 60 per cento. Quindi ogni anno dovremo ridurlo del 3 per cento l’anno. Altre manovrone in arrivo, quindi.

Ma questa regola sul debito da quando entrerà in vigore? Alcune fonti governative dicono dal 2014. Altre non sanno. Altre bofonchiano: potrebbe entrare in vigore anche dal prossimo anno. Gulp. Caro presidente Monti, lei che di Europa e regole comunitarie se ne intende, vuole parlare agli italiani anche di questi aspetti oltre che di taxi e parafarmacie? Vuole parlare di misure per abbattere il debito e non solo di misure per ridurre deficit?

Grazie dell’eventuale attenzione.

E’ questione non di opportunità politica o economica: si può ben decidere di ridurre il debito ogni anno di questi livelli se lo riteniamo essenziale (chi mi legge sa come la penso e che non sono d’accordo). Ma l’importante è farlo con i nostri cittadini e la nostra stampa informati dei fatti così che abbiano l’opportunità ed il diritto di manifestare la loro libertà d’espressione tutelata dalla Costituzione. Speriamo che il Presidente sciolga questa criticità di democrazia mancante nei prossimi minuti.

7 comments

  1. la liberta’ della stampa e’ poi mai veramente esistita nella nostra cara, amata Italia ?
    Dubito.

    Come potrebbe uno stato criminale fare tutti i suoi gochetti (da miliardi) se ci fosse una stampa vera e libera ?

    In particolare in questi tempi, bisogna dare a tutti i ladroni il tempo necessario per metter al riparo i loro patrimoni dalla manovra in arrivo ! Chiaro no ? Monti e i suoi amici bancari, che risate ragazzi. Purtroppo sono problemi seri perche’ poi i soliti poveretti ci rimettono sempre, quei pochi che veramente lavorano, non fanno una lira e sono soffocati dalle tasse. Mamma mia.

    Sveglia ragazzi !

    Ma quando si scende in piazza per davvero contro l’imbroglio totale ? mai, perche’ troppi alle fine “get a poiece of the pie”.

    Gustavo, esperto in corruzione, la saprai bene che il problema Italia e’ la corruzione, non questo governo o quel governo, questa manovra o quella manovra, bagianate. Siamo noi italiani il problema !

    Approfitto per segnalare un interessante articolo sul WSJ di oggi sulla crisi europea.

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  2. Armando Garretto

    29/12/2011 @ 15:37

    Prof. complimenti per una battaglia che approvo pienamente e che su facebook sto cercando anch’io di perorare attraverso la condivisione del suo pensiero con gli amici … Le sono vicino …

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