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Ecco l’attesa per la fine dell’euro

110 punti base. Ecco il livello dell’aumento dello spread tra Francia e Germania tra i primi di luglio e ieri, uno spread che è ai suoi massimi dal 1992, l’anno della crisi di cambio che colpì l’Europa. Metà di questo aumento, esattamente come per l’Italia con la Germania, è avvenuto nell’ultima  settimana.

All’inizio di luglio, il differenziale italiano con la Francia era di circa 145 punti base, è di 405 punti base oggi, un aumento di 260 punti base. Dunque, 110 dei 370 punti base nell’aumento dello spread tra Italia e Germania tra luglio e oggi (da circa 180 punti base a 550 punti base) è comune a noi ed ai nostri amici transalpini. In sintesi:

ITA – GER = [ITA – FRA] + [FRA- GER]

AUMENTO DI  370 = AUMENTO DI  260 + AUMENTO DI 110

Un aumento nello spread Francia-Germania non è dovuto ad un’aumentata probabilità di default della Francia, ma all’aumentata probabilità di una rottura dell’area dell’euro che può coinvolgere anche la Francia, per un dato susseguente atteso deprezzamento del franco francese rispetto al marco tedesco o, per una data probabilità di rottura, ad un accresciuto atteso deprezzamento in caso di uscita.

Se i mercati non si aspettano un default né dall’Italia né dalla Francia, l’Italia fronteggia allora (dobbiamo credere ci dicano i dati) una più alta probabilità di abbandonare l’area dell’euro rispetto alla Francia o una maggiore svalutazione nel caso ambedue escano, o un mix dei due.

6 comments

  1. Sono d’accordo con lei; i mercati oltre ad agire in modo estrememante “cinico-pragmatico” (mi passi il termine) esprimono valutazioni ulteriori che oltrepassano il grande fantasma (ma non troppo) mediatico chiamato Default. Quando il saggio indica la Luna solo gli stolti guardano il dito.

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  2. E se l’Italia migliora, come oggi, migliora anche lo spread francese. A testimonianza/suggerimento che l’Italia è un fattore critico per la sopravvivenza dell’euro così come l’abbiamo costruito. Sig. ra Merkel, prenda appunti – verrebbe da dire – e aiuti l’Italia a generare crescita e non la recessione che otterremmo seguendo i consigli draconiani e restrittivi di tagli al bilancio pubblico che provengono dalla Commissione Europea.

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  3. stefano rossi

    12/11/2011 @ 19:35

    Secondo me questa e’ una crisi voluta.Non penso che in Europa siano cosi improvvidi da non sapere cio’ che produce ricchezza e cosa invece produce recessione.
    Non so se ne ha mai sentito parlare professore Piga del Club Bilderberg(son sicuro di si),ma nella loro “agenda” c’era in programma di creare una forte crisi di breve durata nell’area euro ,atta a ditruggere gli stati sociali e assistenziali che nel vecchio continente sono ancora molto fortiIn tal modo di otteneva l’effetto di<> e riportare la produzione manifatturiera e industriale in occidente

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    • Ci sono modelli diversi, paradigmi diversi, nelle menti delle persone su cosa genera ricchezza. Riassumendo schematicamente, il partito di coloro che dicono che la stabilità è pre condizione della crescita ed il partito di coloro che dicono che la crescita è pre condizione della stabilità. Keynes, da uomo intelligente e pragmatico qual era, oscillava tra questi 2 partiti a seconda dei momenti storici, politici ed economici. Purtroppo vi sono molte persone che rimangono invece testardamente attaccati ad un paradigma, sempre. Poi vi sono le lobbbies, che cercano di imporre i paradigmi rilevanti a seconda dei loro interessi contingenti.

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      • stefano rossi

        12/11/2011 @ 21:54

        Io sono della corrente di pensiero che un po’ di inflazione non faccia male,anzi…
        I tedeschi son forse spaventati da quel che gli successe con la repubblica di Weimar(iperinflazione)ma,da quanto ne so io,anche quella fu un atto di speculazione da parte dei mercati finanziari,che costringevano le banche(privatizzate da poco) a stampare denaro per poi attuare lo short selling.Una parte di responsabilita’inflazionistica ci fu pure da parte del governo tedesco,che produsse grande deficit tenendo tassi di interesse molto al di sotto dell’inflazione aumentando l’emissione di denaro e cercando di finanziare la spesa pubblica attraverso il cosiddetto signoraggio.Il tutto per non pagare i debiti di guerra alle nazioni vincitrici

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  4. Ecco. La repubblica di Weimar fu instabilità che generò decrescita (e Hitler) o piuttosto decrescita (imposta da Versailles) che generò instabilità (e Hitler)? Chi ha costruito l’euro ha pensato alla prima. E forse ha sbagliato.

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