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Come uscire facile facile da questa crisi con la politica economica

Finito ora di leggere una interessante rassegna sul prestigioso JEL (Journal of Economic Literature) sul tema “Can Government Purchase Stimulate the Economy” (possono gli acquisti pubblici di beni e servizi stimolare l’economia). Ovviamente sono sempre alla ricerca di studi che confermino la bontà della mia (pare non ortodossa) idea: che da questa crisi se ne esce solo stimolando la domanda pubblica e non con le riforme, che avranno impatto a 10 anni se tutto va bene, né con la depressa domanda privata.

Per vedere se si ha ragione, tutto sta a capire qual è il valore del moltiplicatore della spesa  pubblica, cioè di quanto varia il Prodotto Interno Lordo (PIL) quando varia la spesa pubblica per acquisto di beni e servizi (e lavori). Se il moltiplicatore è pari 2, il PIL cresce di 2 volte la crescita della spesa. Se è pari a -1, il PIL addirittura scende di tanto quanto è aumentata la spesa.  Ovviamente i risultati variano da studio a studio, e gli studi effettuati con rigore ormai sono tanti. Ma qualcosa di significativo lo dicono. A poco servono nel breve periodo i lavori pubblici che hanno un impatto più distanziato nel tempo. Se la maggiore spesa pubblica è finanziata con tasse, se è fatta in tempi di espansione dell’economia e/o con tassi d’interesse che hanno spazio per scendere,  il moltiplicatore è basso, vicino in media allo 0,5. Se la spesa pubblica è finanziata in deficit, in tempi di crisi, con tassi d’interesse vicini allo zero il moltiplicatore è più alto, vicino ad 1,5. Quindi è proprio ora che andrebbe fatto l’aumento di spesa pubblica!

Interessante, per una unione monetaria, il risultato che leggo che la redistribuzione di risorse da  uno stato con bassa disoccupazione ad uno  con alta disoccupazione potrebbe avere moltiplicatori molto alti per l’Unione nel suo complesso (Germania che presta alla Grecia o all’Italia per acquistare beni, tanto per capirci). Attenzione però che questi trasferimenti non vengano tesoreggiati come è stato fatto nel disastroso piano Obama dove i singoli stati degli USA non hanno mutato il livello della loro domanda pubblica di beni e servizi, riducendo semplicemente l’indebitamento con altri prestatori.

Più importante di tutto ai miei fini è l’ovvio risultato che il moltiplicatore è forte quando diretto a imprese e cittadini razionati nel credito. Insomma ecco l’unico piano per fare uscire l’Italia dalla  crisi: Aumentare del 25% gli acquisti di beni e servizi nel 2012, finanziandoli al 50% con tagli agli
sprechi/trasferimenti (non le auto blu, né i costi della politica, no parlo degli sprechi negli appalti, documentati da Bandiera, Prat, Valletti nel 2% di PIL) e al 50% con aumento del deficit (sissignori, avete sentito bene) oppure con prestiti europei a tassi uguali a quelli tedeschi. Concentrare gli appalti sulle piccole imprese, le più razionate nel credito in questo momento, con una nuova legislazione che riservi tutto il sotto soglia degli appalti solo alle piccole e con l’obbligo di pagamento a 60 giorni. L’aumento di PIL che ne conseguirà permetterà l’aumento di occupazione ed il crollo dei rapporti Debito e deficit su PIL, con conseguente crollo degli spreads e ulteriore miglioramento dei conti pubblici.

Cosa poi comprare con tutti questi soldi, possiamo parlarne un’altra volta.

4 comments

  1. Luca Bennati

    22/03/2012 @ 11:59

    Non vedo come, se non attuate le riforme dei trattati europei abbandonando il principio in base al quale le risorse debbano essere reperite sul mercato privato dei capitali a tassi di interesse stabiliti dal mercato e abbandonando il principio del pareggio in bilancio, il requisito fondamentale di tale “ricetta” non sia proprio il ritorno alla sovranità monetaria da parte dello Stato. Mi sembra proprio che in Argentina la Kirchner stia andando in tale direzione…

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  2. Luca Bennati

    22/03/2012 @ 12:18

    Posso farle una domanda ingenua?
    Come può uno Stato che non ha una sovranità monetaria e che è soggetto a vincoli di bilancio talmente stringenti da imporre l’equilibrio, aspirare a acquisire un vantaggio dal moltiplicatore della spesa pubblica tramite deficit spending?
    Non ci sarebbero altri margini di manovra se non agendo sugli sprechi di cui parlava (non da taglio di auto blù per inteso), o sbaglio?

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  3. Luca Bennati

    22/03/2012 @ 12:25

    Relativamente a tale frase:
    “Interessante, per una unione monetaria, il risultato che leggo che la redistribuzione di risorse da uno stato con bassa disoccupazione ad uno con alta disoccupazione potrebbe avere moltiplicatori molto alti per l’Unione nel suo complesso (Germania che presta alla Grecia o all’Italia per acquistare beni, tanto per capirci)”
    Questo significa che, se per via dei differenziali di inflazione tra i paesi dell’eurozona, il surplus della Germania è stato finanziato tramite l’indebitamento privato dei GIIPS che hanno esportato beni tedeschi, allora si dovrebbe in Germania attuare un intervento a sostegno della domanda privata interna per consumi e investimenti che porterebbe ad un riequilibrio tra i paesi europei? Questa sarebbe la vera cooperazione tra stati di cui avremmo bisogno e non il semplice trasferimento di risorse finanziarie atte a ridurre l’indebitamento?
    Sarebbe troppo bello se ciò accadesse, ma credo proprio che tali nobili propositi non rientrino nelle manovre di politica economica attuate in passato e in attuazione attualmente.

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  4. D’accordissimo, prof, ma come conciliare questa ricetta con gli asfissianti vincoli europei? Abbiamo appena firmato un Fiscal Compact letale e stiamo per inserire in Costituzione l’obbligo del pareggio di bilancio… Che Supermario abbia un conato di ragionevolezza e cominci a sbattere i pugni sul tavolo europeo mi pare una speranza molto azzardata.

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