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Busan, Corea del Sud

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Magnifica Busan come magnifico è il viaggiare. Sono destinato a non conoscere i posti che sorpasso a velocità della luce, come circa il XX?% della popolazione di viaggiatori seriamente impegnati nelle loro serie conferenze.

Nei taxi mi culla sempre la radio accesa dove due o tre conduttori discutono misteriosamente di cose che mi pare conoscere meglio io di loro, loro che chiudono ogni frase con un suono gutturale che pare di grande ed infantile sorpresa. Busan divisa da una montagna a sua volta immersa nelle nuvole, un taxi attraversa il tunnel che mi porta al sito della conferenza dove domani sono attese Hillary Clinton a la principessa Rania di Giordania, in un caos di macchine nere e controlli.

Oggi invece merita l’immaginare questa città 50 anni fa, quando la Corea non ruggiva ancora, quando i pescatori e le loro barche dominavano la baia con i loro odori e colori. Oggi i pescatori sono statuine del presepio. Oggi Busan ricorda la New York di 50 anni fa, con i suoi  ponti di Verrazzano e la sua skyline notturna ancora incredula di esistere in tutta la sua grandezza e frenesia, con i suoi quartieri illuminati ed i negozi colorati da segni gioiosi, le sue Times Square e le sue Chinatown.

Di là dal mare calmo ed immobile, dietro la bruma, si cela silenzioso il Giappone. A guardare le mappe forse i suoi abitanti hanno visto spuntare nel cielo di quasi 70 anni fa il fungo di Hiroshima. Pare di poterci arrivare a nuoto, l’osservatore europeo, ma rinuncia, spaventato da una diversità troppo grande che riesce solo a percepire.

4 comments

  1. Giammarco Giardi

    30/11/2011 @ 00:34

    Immagino che sia abituato a questo tipo di viaggi, mi ricordo quando in aula ci raccontò del suo ritorno a Pechino a distanza di anni e dei cambiamenti. Lei fa davvero un bel lavoro, socialmente utile e tutti noi dovremmo ringraziarla per il compito che svolge. Le auguro un buon soggiorno asiatico.

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    • Sì Gianmarco, grazie, è proprio un bel lavoro, sono fortunato. Un caro saluto, asiatico (che tra l’altro sono curiosi e notevolmente pieni di rispetto, questi ripetuti piegamenti del capo e leggere inclinazioni della schiena)!

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  2. Elisabetta Allegra

    30/11/2011 @ 18:15

    Caro Professore, noto nella foto che ha pubblicato che le cime dei grattacieli sono illuminate, come a volerli proiettare in alto, sempre piu’ in alto. E mi domando: fino a dove si spingera’ l’uomo? mia zia diceva sempre: “tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zio Pino?” …non le viene in mente la crisi economica?
    un caro saluto
    Elisabetta Allegra

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    • Cara Elisabetta,
      la crisi tocca anche la Corea.
      http://www.tradingeconomics.com/south-korea/gdp-growth
      E’ stata, se ben ricordo i miei libri di macroeconomia, una crescita fortemente basata su investimenti fisici e in capitale umano. Ora, come spesso accade, arriva il momento di sfruttare capitale e lavoro per generare idee e nuova tecnologia. Guarderanno dentro di loro piuttosto che a grattare il cielo ? Lo spero. Il problema è comune a tanti paesi, forse tutti, ritrovare il senso di quello che stiamo facendo, di cosa vogliamo lasciare sulla terra come segno tangibile del nostro passaggio.
      Saluti alla Zia Pina di cui ammiro saggezza.

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