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Breaking News: the Fiscal Compact is Being Written in Secrecy

The future of Europe was supposed to be one of a common state to guarantee peace within our borders, democracy, development, growth, power at the global level.

Our founding fathers got it right when they started with first things first. They argued that, after a war, we needed our people to get to know each other to avoid a new war. They created the single market, abandoning over time almost all tariffs and forms of protectionism, allowing growing people’s mobility and finally capital mobility too. It took almost half a century but, half a century later, we can say we did it: my generation flies way more to any of the EU-28 countries than the average previous generation did, we trade, debate, build together a way vaster array of things and services than our fathers did (internet and Ryan Air helped that too!).

Then we decided that to proceed further we should become more similar to one another. Brilliant. That meant a currency union, because what a currency union requires is that our spending patterns, our work practices and habits, our desire to learn new ways of producing and trading would converge gradually, unless  we want to cause a break-up of the euro union itself. We succeeded less in this endeavor for many reasons, one of them being that cultural convergence  across different nations takes time and in a globalized world time is a rare commodity, especially when hit by a recession of huge dimensions. So, what would have been needed, a feature that characterizes all States composed by different regions, is a risk-sharing agreement that would embed the need to help those regions that lag behind, whether for structural reasons or cyclical ones. While structural aid has been flowing to poorer regions of Europe, it is well-known that we have constructed a European constitution that does not provide for cyclical help. Greek citizens can tell you that. In a few months Italians too will be able to.

To the contrary, we are in the process of building a new addendum to the Constitution (UK-deprived)  called Fiscal Compact, that has nothing of a State compact: it does not provide for sharing but only for converging. No country’s Union of regions is built in this way and I expect we will pay dire consequences for this new Treaty.

But now there is a new twist to the dark side of this European Fiscal Compact in the process of being approved: it is a project that, in addition to its many defects, lacks totally transparency and a democratic slant in its construction.

I have just learned from a source that the new Treaty draft is in the process of being examined by national governments. I have also learned that the Italian Government is due to send its amendments by this coming December 29. I have finally learned that apparently Italian officials at the Ministry of the Economy are under the strict mandate not to reveal any of the proposals over which they are working.

Secrecy was apparently the name of the game a few centuries back for another important Constitution, the US one.  On May 25, 1787, a week later than scheduled, delegates from the various states met in the Pennsylvania State House in Philadelphia.  Among the first orders of business was electing George Washington president of the Convention and establishing the rules–including complete secrecy concerning its deliberations–that would guide the proceedings.  (Several delegates, most notably James Madison, took extensive notes, but these were not published until decades later.)

Almost 250 years later I think democracies have evolved to a point that such secrecy is no longer needed and is likely to be harmful. Why are Italian citizens and the press not aware of the deliberations of a Government, what is more made of non elected men and women, on a critical issue such a this one?

Do Italian citizens have something to say about the fact that after the signing of this Treaty we would be mandated (as to the last available, non official,  proposal) to reduce every year our debt over GDP by 1/20 of 60% ? I.e. that every year we would have to decrease our debt over GDP ratio by 3%? How could this occur in the current environment without causing the greatest recession that Italian citizens have ever witnessed?

These are issues that cannot be left in the hands of some enlightened individuals and bureaucrats. This is a primary concern of us, the citizens, and we should demand that such amendments are discussed publicly. If that will not occur a final wound will be added to a construction of peace, democracy and prosperity that every day that passes crumbles a bit more.

6 comments

  1. C’è in atto un progressivo depotenziamento della democrazia, ma in questo clima di emergenza e timore nessuno sembra dargli abbastanza peso. Trattati che riguardano la nostra vita, il nostro futuro, vengono stipulati sopra le nostre teste senza che i media ne diano il minimo risalto: Lisbona, il mandato d’arresto europeo, il MES… Sotto l’apparente grigiore tecnico-burocratico si celano provvedimenti che incideranno profondamente il nostro quotidiano, eppure in nessun caso i cittadini vengono chiamati a decidere e meno che mai le istituzioni si preoccupano di informarli.
    La cosa che più spaventa è che sono pochissime le voci che lanciano grida di allarme.
    Mi permetto di suggerirle di scrivere questo post anche in italiano, per assicurargli una maggiore diffusione e comprensione.

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  2. L’ho seguita su la7 con le sue teorie espansive attraverso l’intervento dello stato; mi sembra pure di notare che un certo numero di persone la seguano con interesse dando credito alle sue idee, al punto di farla andare in tv…..chissà quanto tra le sue idee e di chi la segue è stato speso nell’interesse dell’ambiente e delle risorse disponibili!
    Le regalo per natale, anche se un po’ in ritardo, 1mq di terreno con due formiche in grado di riprodursi e un po’ di risorse a disposizione. Voglio proprio vedere quanto dureranno queste formiche in quel pezzetto di terra quando lo avranno occupato tutto!
    Lei dirà (speri di non essere presente in quel momento come la maggioranza sostiene ), la legge della natura farà si che l’eccesso venga epurato dal sistema…si certo è vero,
    ma anche sterminando il 90% delle formiche, l’altro 10% non avrà più risorse per ripetere il ciclo
    precedente. E qua stiamo parlando di formiche, l’essere umano non so quanto riuscirà a controllare uno sterminio del genere in un sistema al fine di mantenere forti i propri interessi e senza causare il caos durante questa fase.
    Morale della favola, meglio mettere in primo piano le risorse, poi il sistema sociale sostenibile, in
    fine l’economia e la fama personale ottenuta attraverso parole facili che imboniscono gente semplice e poco attenta alla situazione generale, ma molto attenta alla situazione personale al limite di autodistruggersi senza rendersi conto (anche se da un mio punto di vista questo aspetto dovrebbe essere estirpato dalla mentalità umana). Ci stiamo comportando come un bumerang che sta già tornando indietro per colpirci. Questa crisi non la supereremo senza innescare una rivolta popolare, per me molto simile, anzi identica, alla rivoluzione francese perché porta con se gli stessi caratteri, perché la politica non è disposta a toccare chi ha dissanguato il paese facendolo indebitare, sia pagando le tasse sia non pagandole, in quanto loro stessi fanno parte di questo comportamento privilegiato! Alla fine dei conti è un po’ come vedere un ragazzino che fa i capricci per non andare a scuola o per non studiare e si inventa qualsiasi scusa per evitare di affrontare le difficoltà e tirare avanti, senza rendersi conto che lo porterà ad una situazione molto peggiore di quella che ora crede interessante e facile da ottenere.
    L’economia di base e reale è sostenuta dalle imprese che producono beni primari e prodotti commercializzati all’estero. Tutte le altre attività, a partire dall’impiego pubblico amministrativo e burocratico, per poi passare a chi gestisce le attività di controllo fiscali (commercialisti ecc..) per arrivare ai dipendenti delle tv, agli avvocati ecc… in media guadagnano parecchio di più di chi lavora sui servizi primari che sono la maggioranza delle persone nel paese. Se chi è in maggioranza è obbligato a pagare di più di quanto gli è possibile fare al fine di dare privilegi e lavoro a chi è protetto da un sistema stupido, alla fine il sistema stesso scoppia. Le imprese primarie vengono sommerse di tasse e per questo useranno qualsiasi sistema per pagare di meno, per evadere, per fare precari per dividere la società senza peraltro identificare il vero responsabile di tutto questo che alla fine non viene toccato. Se si vuole guarire da questa crisi l’unico modo è ridimensionare gli stipendi di chi, in questi settori guadagna in eccesso avvantaggiato dal semplice fatto che sono protetti da leggi create apposta a proprio vantaggio. In questo modo gli viene facile aumentare i propri stipendi a scapito della maggioranza del paese che lavora in prima linea ed è pure quella maggioranza che sostiene il sistema. Se si opprime chi sostiene il sistema prima o poi scoppieranno pure i super privilegiati, i privilegiati e tutto il resto, aggiungo, pure in malo modo.
    Tutto questo l’ho scritto per farle notare che sta guardando la situazione da un punto di vista troppo personale, dato dalla sua posizione non dalla situazione reale. Questo la porta e pensare ed agire in modo a mio avviso poco utile al paese, ma forse, come il ragazzino che evita di andare a scuola, molto utile per ottenere subito ciò che è interessante e apparentemente facile.

    Auguri di buon anno.

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    • Intanto auguri a lei!
      “meglio mettere in primo piano le risorse, poi il sistema sociale sostenibile, in fine l’economia”. L’economia mette in primo piano le risorse. In primissimo. Senza di esse c’è poco da studiare l’economia. Per fortuna però le risorse non sono studiate solo dagli economisti, quindi ben venga la sua discussione sulla sostenibilità (mi pare di capir che sia questo il punto centrale della sua visione filosofica).
      Mi sembra che poi lei però si occupi di economia prima di risorse quando parla di un problema distributivo delle stesse e della non volontà della politica di toccare questo problema distributivo. Posso concordare con lei. Certamente il confronto con il 1789 è problematico perché da allora i livelli di benessere sono migliorati e la distribuzione pure ed anche le forme di governo e le regole di distribuzione del potere. Ma siccome la questione distributiva è spesso relativa e non assoluta, è vero che le tensioni si accumulano anche quando partiamo da situazioni oggettivamente migliori (che nessuno si ricorda perché … non c’era).
      Mi sembra si preoccupi delle rendite e quindi forse lei è a favore delle liberalizzazioni, visto che parla di “protezioni” ai potenti (non ai deboli, certo, perché proteggere i deboli come sanno anche i liberali è cosa buona e giusta).
      Non vedo disaccordo tra noi. Le riforme sono importanti. Secondo me sono impossibili da fare ora, secondo lei no, beh, allora vediamo se qualcuno avrà la forza di farle in questo clima. Io dico solo che per fare le riforme contro i protetti ci vuole crescita e che la crescita adesso la ottiene solo con maggiore domanda. E, come in tanti altri paesi del mondo dove ci sono meno protezioni che da noi, l’unico modo per averla questa maggiore domanda è facendo più spesa pubblica che, se fatta bene, ha tantissimi risvolti distributivi importanti: scuole pubbliche, ordine pubblico, acqua ecc… sono cose che aiutano più i poveri dei ricchi che sanno procurarsi queste cose da soli. Non la sappiamo fare bene lei mi dirà? OK, e allora?Che vogliamo fare? Chiudere i rubinetti del 15% del PIL solo per questo o migliorarne l’allocazione?
      Cari saluti.
      gp

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  3. Pingback: Che si fa, si firma? « Henry Spearman – Il blog di Edoardo Gaffeo

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