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Al lavoro per l’Europa, M&M

Forse domani, con l’annuncio della nuova squadra, gli spreads Italia-Germania caleranno pure. Conta però seguire cosa succede allo spread Francia Germania. Vediamo un po’.

Spread Francia Germania:

1mo giugno 35 punti base (0,35%)

1mo luglio 39 punti base (0,39%)

1mo agosto 70 punti base (0,7%)

1mo settembre 72 punti base (0,72%)

1mo ottobre 71 punti base (0,71%)

1mo novembre 118 punti base (1,18%)

8 novembre 130 punti base (1,3%)

15 novembre 192 punti base (1,92%)

Ora, tutti questi aumenti dello spread francotedesco inseriteli negli spread italiani: perché il  problema prezzato dai mercati non è l’Italia, è la fine dell’euro e il deprezzamento delle valute
che si staccherebbero dal marco. Il che significa che il mercato si aspetta che in caso di uscita dall’euro il franco si deprezzerà  rispetto al marco ma si apprezzerà rispetto alla lira.

Perché rileva tutto ciò? Per identificare la soluzione. Mentre sempre più si chiede alla Banca Centrale Europea di venire in  soccorso dell’euro, si perde di vista che la BCE è condizione necessaria ma non sufficiente per la sua salvezza. Prezzare nei titoli la fine dell’euro, significa non credere: 1) nel progetto di (euro)cooperazione politica e 2) nella capacità di fermare la crescente asimmetria di competitività  tra Germania ed Italia (e compagni) che mette pressione sulla crescita italiana e dunque sulla sua capacità di ripagare il proprio debito.

Sul punto 1) una politica monetaria nulla fa, la politica di Unione cambia coi gesti dei Governi non della banca centrale. Sul punto 2) nemmeno, perché la politica monetaria aiuta tutti i paesi dell’euro, non la loro competitività relativa.

Sul punto 1) e 2) agisce certamente una politica fiscale fortemente espansiva della Germania. Sig.ra Merkel che vogliamo fare, oltre alle belle parole del Congresso di Leipzig?

Sul punto 2) Italia & Co. possono solamente concentrarsi sulla crescita economica, ma tenendo conto che questa sarebbe uccisa da una politica fiscale restrittiva (patrimoniale e tagli di spesa a casaccio) in attesa che agiscano lentamente  riforme stile ordine degli avvocati o liberalizzazioni. Come stimolare a breve la crescita italiana? Ci vuole spesa pubblica che stimoli la domanda,  finanziata senza aumentare il debito pubblico. Semplice: tagliamo i trasferimenti, che spesa e  stimolo alla domanda non sono. Tagliamo sussidi ad imprese decotte, tagliamo – quel po’ che serve – le pensioni e soprattutto tagliamo gli sprechi di spesa. E cosa ci facciamo con queste risorse? Per carità nessun taglio del debito, ci finanziamo spesa pubblica massiccia e vera che rimetta i soldi nell’economia generando produzione ed occupazione. Sì, appalti a volontà, ma non corrotti né collusi: ce la facciamo Prof. Monti?

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